Alla scoperta del Parmigiano Reggiano della Latteria Villa Curta

Vi faccio una dichiarazione così, spassionata, io amo il Parmigiano Reggiano anzi, amo proprio il formaggio, appena lo vedo mi viene l’acquolina e appena sento il profumo beh, non riesco a resistere, devo assaggiarlo.

Quindi potete ben capire anche voi la mia felicità quando il Consorzio Parmigiano Reggiano ha deciso di collaborare con me e con la mia compagna di viaggio Giovanna di @emilianaperpassione alla scoperta del Parmigiano Reggiano permettendoci una visita all’interno di un caseificio storico di Reggio Emilia, la Latteria Sociale Villa Curta.

È stato un tour stupendo, accompagnato dalla grande abilità dell’esperto battitore che ci ha fatto da guida e dalla genuinità e affabilità di tutti i membri del caseificio che ci hanno mostrato ogni singolo passaggio dal latte alla forma finita.

Alla scoperta del Parmigiano Reggiano della Latteria Villa Curta

Alla scoperta della Latteria Villa Curta

La Latteria Villa Curta ha quasi un secolo di storia alle spalle, dal 1922 produce parmigiano reggiano, tramandando questa tradizione da padre in figlio.

Se trovate qualche forma con la matricola 105, sappiate che state gustando il frutto del loro grande lavoro!

Tra l’altro vi segnalo che la Latteria Villa Curta ha anche un sito con shop online se volete comprare i loro prodotti.

latteria sociale villa curta insegna ingresso

Alla scoperta del Parmigiano Reggiano: come viene realizzato

Insieme alla nostra guida siamo entrati nel magico mondo del Parmigiano Reggiano, dove il latte viene trasformato in formaggio, un formaggio che tra l’altro amo follemente!

Come viene realizzato il Parmigiano Reggiano?

Beh, partiamo dalle mucche e dai controlli che in consorzio fa affinché queste vengano alimentate solo con foraggio della zona. Si può parlare di Parmigiano Reggiano infatti solo se viene prodotto nell’area delle province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna a sinistra del fiume Reno e Mantova a destra del fiume Po.

Ora entriamo in caseificio!

Per farla breve, si unisce il latte del mattino con il latte della sera precedente che vengono versati nelle tradizionali caldaie di rame fatte a forma di campana rovesciata.

le caldaie dove viene lavorato e scaldato il parmigiano reggiano

Pensate che per ogni forma di parmigiano occorrono circa 550 litri di latte, quindi per 1 kilo di Parmigiano servono all’incirca 14 litri di latte!

Il latte si coagula lentamente e in caldaia vengono aggiunti anche il caglio e il siero (ottenuto dalla lavorazione del giorno precedente).

Piano piano il latte diventa sempre più denso, il mastro casaro controlla letteralmente a mano la consistenza e quando ritiene sia pronto, con un particolare attrezzo chiamato spino inizia a frammentare la cagliata trasformandola in tanti granuli

Si inizia a cuocere il tutto ed è con la cottura che i granuli si posano sul fondo creando la massa che verrà poi raccolta.

Passato il tempo necessario la massa caseosa viene raccolta, tutta a mano e divisa in due forme gemelle, ecco le due forme destinate a diventare Parmigiano Reggiano. Vengono avvolte in teli di lino e inserite in un particolare contenitore che darà alle forme la forma (perdonate il gioco di parole) definitiva.

In questa fase le forme vengono circondate anche da una fascia recante tutti i dati relativi alla produzione della stessa, una sorta di carta d’identità.

Dopo pochi giorni, le forme passano in salatura, vengono immerse in una forma satura di acqua e sale e resteranno lì finché il sale non raggiunge il centro della forma.

Tra i profumi della stagionatura

Poi si passa alla stagionatura. Il minimo sono 12 mesi. Trascorso questo tempo gli esperti del consorzio, come la nostra guida, andranno a verificare l’integrità della forma.

Il battitore percuoterà la forma con un particolare martelletto e solo grazie al suo orecchio esperto capirà se ci sono difetti interni o che comunque possono minarne la qualità.

Alla scoperta del Parmigiano Reggiano: la battitura

Insieme al martello il battitore dispone di altri strumenti, per fare dei piccoli “carotaggi” passatemi il termine e analizzare meglio l’interno della forma.

Se le forme risultano idonee vengono marchiate e diventano ufficialmente Parmigiano Reggiano e possono anche stagionare di più, e oltre a questo si possono anche fare varie divisioni tra forme di prima scelta, quelle perfette o tra forme di seconda scelta, che sono sempre parmigiano ma che presentano dei difetti, in questo caso le riconoscete perché sul marchio a fuoco del Parmigiano Reggiano troverete delle righe.

Eccoci con la forma finita e con tanta pazienza si potrà gustare al meglio!

Il profumo che aleggia nelle sale per la stagionatura è inebriante.

Ma ciò che mi ha colpito di più della visita, al di là del prodotto, è la passione con cui tutti raccontano ogni singola parte del lavoro, la gentilezza e l’accoglienza con cui ci hanno trattato pur girando nel caseificio nel pieno del loro lavoro, è stato meraviglioso incontrate tante persone appassionate.

Penso che visitare realtà come questa faccia apprezzare molto di più il prodotto, capisci il lavoro che c’è dietro, un lavoro che solo con l’esperienza si può portare a termine bene, un lavoro che difficilmente una macchina potrà sostituire perché alcune cose vanno semplicemente a sentimento.

Soltanto osservando i granuli la casara ha capito come uscirà la forma finita, si tratta di esperienza che non potrà mai essere ingabbiata in un algoritmo, è un’arte!

Alla scoperta del Parmigiano Reggiano della Latteria Villa Curta

Alla scoperta del Parmigiano Reggiano: visitare un caseificio!

Vi ricordo che tutti possono fare queste particolare visite, sul sito del Consorzio Parmigiano Reggiano trovate l’elenco dei caseifici che organizzano visite guidate e non dimenticate di restare in occhio anche per gli eventi di caseifici aperti che avvengono ogni anno.

#StayCappellacci

Grazie per aver letto il mio articolo. Mi chiamo Sara, sono una content creator di professione e travel blogger per passione.
Qui puoi sapere chi è Cappellacci a Merenda, scoprire l’origine del mio nome, e valutare se ti va di collaborare con me.
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