Nel ghetto ebraico di Ferrara, una storia lunghissima

Oggi vi porto con me indietro nel tempo.
Mi sono sempre confrontata con la storia degli ebrei ferraresi fin da quando ero piccola e andavo alle scuole elementari. Ero in terza o quarta elementare quando visitai per la prima volta le vie dell’antico ghetto ebraico di Ferrara, entrai in sinagoga e visitai il cimitero adiacente le mura – il consueto giro proposto dalle guide turistiche per raccontare la storia degli ebrei a Ferrara.

Ferrara conserva la memoria di una delle comunità ebraiche più antiche d’Italia. Per questo ho deciso di raccontare, nel mio piccolo, una delle zone della mia città tra le più simboliche, in un percorso molto particolare e toccante, una storia lunghissima che merita di essere ricordata, quella del ghetto ebraico di Ferrara e della sua comunità.

Nel ghetto ebraico di Ferrara, una storia lunghissima

La comunità ebraica di Ferrara

La comunità ebraica di Ferrara è tra le più antiche d’Italia, i documenti risalgono alla famiglia Estense e al loro rapporto con la comunità, fatto di accettazione altalenante, noncuranza e mazzate dell’Inquisizione. Sono effettivamente periodi difficili, dove il pregiudizio regna sovrano più della religione. Ripassando la storia degli ebrei di Ferrara, mi viene immancabilmente in mente il Mercante di Venezia di Shakespeare, siamo in un’altra città lo so, ma il quadro della società fatto da Shakespeare è molto accurato.

via del ghetto ebraico di ferrara

Era il 1624 quando per volontà del Papa Urbano VIII, anche a Ferrara si istituisce il ghetto. Un successivo decreto impone i portoni alle estremità del quartiere, l’orario della loro apertura e chiusura, e una serie di divieti che a leggerli oggi, è ancora difficile crederci: il divieto assoluto di far uso di carrozze, l’obbligo delle grate alle finestre affacciate sulle strade esterne al ghetto, il pagamento degli affitti, e molte altre imposizioni poi inasprite nel corso del tempo.

Se percorrete le strade esterne al ghetto, vedrete ancora diverse porte e finestre murate, per evitare a chi era all’interno, di avere una visuale fuori dal ghetto.

Nel periodo dell’Unità Italiana, vengono abbattuti i cancelli, si passa ad una progressiva integrazione e in sostanza, tutto pare un lontano ricordo fino all’imposizione delle leggi razziali in Italia.

Ora a Ferrara, passiamo tranquillamente ogni giorno in quelle che erano le vie del ghetto ebraico, quella zona di Ferrara chiusa da 5 cancelli, spesso noncuranti del passato che le ha caratterizzate.

Sono vie cariche di storia ancora oggi e anche molto belle da fotografare, perché percorrendole, pare che il tempo si sia fermato tanti anni fa.

Il percorso nel ghetto ebraico di Ferrara

Varcando Via Mazzini, lasciando alle spalle la piazza della Cattedrale, potete vedere i segni di uno dei 5 cancelli che chiudevano il ghetto.

Siamo in pieno centro, in un dedalo di viuzze pieno di negozi e locali, ma bastano pochi passi per immergersi nella quiete di queste vie e respirare la loro storia.

Nel ghetto ebraico di Ferrara, una storia lunghissima
Planimetria del ghetto Fonte: www.isco-ferrara.com

Quali sono le vie del ghetto ebraico di Ferrara? Via Mazzini, Via Vittoria, Via Vignatagliata, queste le vie principali del ghetto ebraico, le vie che ancora oggi conservano la sua storia.

Al n. 95 di Via Mazzini trovate la Sinagoga. Al momento in cui scrivo non è più possibile accederci come un tempo, ma merita comunque una sosta davanti.
Al n. 79 di Via Vignatagliata trovate invece la scuola che ospitò i ragazzi cacciati via dalle scuole statali a causa delle leggi razziali.

sinagoga di Via Mazzini all'interno del ghetto ebraico

Passeggiate e perdetevi tra le viuzze ciottolate, questa è una delle zone più tranquille, fuori dalla calca di persone presente nel weekend. Perfette per una passeggiata, perfette per gli amanti della fotografia.

Giusto per darvi anche qualche food tip, ecco dove potete fermarvi a mangiare al ghetto ebraico di Ferrara: La Mandragola, un ristorante piccolo e particolare, dove provare la cucina tipica ferrarese e sentirsi un po’ nel Medioevo; Osteria del Ghetto, perfetta per provare i prodotti tipici della cucina ebraica; Balebuste, un ristorante particolare dove fare un vero viaggio con il cibo, non solo ferrarese ma di tutto il mondo.

Il cimitero ebraico

Per un giro completo, vi consiglio, dopo aver visitato il ghetto ebraico di Ferrara, di allungare la passeggiata fino a Via Montebello, uno dei punti d’ingresso della Campagna in Città.

Ricordo quando, un giorno d’estate, Mauro e io decidemmo di andare al cimitero ebraico di Via delle Vigne.

Gli ebrei a Ferrara tra ghetti, cimiteri e Finzi Contini

Arrivati in fondo alla via, ci siamo trovati davanti al grandissimo cancello del cimitero, realizzato nel 1911 su progetto dall’architetto ferrarese di origine ebraica Ciro Contini, ma per entrare, serve suonare il campanello della custode a lato della via. Una signora ci ha fatto entrare (e mi ricordo che aveva un fare davvero energico) ci diede qualche informazione e fece indossare la kippah a Mauro:

«Perché le donne hanno un filo diretto con Dio e non hanno bisogno di coprire il capo, mentre gli uomini si!» ci disse.

Il cimitero è tuttora in funzione ed è il più antico dell’Emilia Romagna. Mi ricordo che appena entrata, mi dissi che era tutto poco curato, sembrava di passeggiare in un parco con l’erba alta, in cui ogni tanto, in modo irregolare, spuntavano lapidi come fiori. Abbiamo percorso tutto il perimetro sino a costeggiare le mura. Il cimitero è nascosto dai grandi alberi perimetrali, così chi passeggia sulle mura può solo sbirciare tra i rami ma con difficoltà.

foliage al cimitero ebraico

Abbiamo camminato fino alla tomba di Giorgio Bassani, composta da una stele in bronzo dello scultore Arnaldo Pomodoro e circondata da un prato realizzato dall’architetto Piero Sartogo. È una piccola opera d’arte, una stele che spicca e stona nella semplicità del cimitero.
Piccolo consiglio, in tutte le librerie di Ferrara troverete le opere di Bassani. Se siete interessati, vi consiglio di portare a casa un ricordo particolare acquistando le Cinque Storie Ferraresi.

Mi ricordo che, passeggiando all’ombra degli alberi, pensavo molto alla colonna di Borso d’Este, la conoscete vero la storia? I ferraresi probabilmente sì.

La Colonna di Borso d’Este

La colonna di Borso si trova giusto davanti al Duomo, ai lati del volto che dà accesso alla piazza Municipale. Da un lato troviamo la statua di Nicolò III, dall’altro Borso D’Este. Quando nel 1960 la colonna venne smontata per essere restaurata, si scoprì che il marmo stratificato era composto niente meno che dalle pietre tombali prese dal cimitero ebraico.

A seguito di successivi lavori, la comunità ebraica ne chiese la restituzione, offrendosi anche di rifare la colonna a proprie spese, ma ormai le pietre vennero murate per sempre, destinate a sostenere la statua.

Cosa vedere a Ferrara gratis

Una storia difficile, una storia che non dovrebbe essere dimenticata, come si tende sempre a recitare e sì, è vero, non bisogna dimenticare la storia, ma tutta la storia, perché noi stessi viviamo in un’epoca che poggia sulla vita e sulle gesta di altre persone che hanno vissuto prima di noi, che hanno compiuto grandi azioni e atti spregevoli e noi dobbiamo essere abili ad imparare da entrambi.

Il MEIS

Ultima tappa del tour il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah. Il MEIS è tra i musei più recenti del panorama ferrarese e nasce con un intento davvero nobile, quello di raccontare gli oltre duemila anni di storia degli ebrei in Italia. Uno spazio incredibile con diverse mostre temporanee che variano di anno in anno, direi la giusta conclusione del nostro percorso.

Nel ghetto ebraico di Ferrara, una storia lunghissima

Se siete in città, anche solo per una gita di un giorno, vi consiglio di ritagliare un po’ di tempo per passeggere tra le vie del ghetto ebraico di Ferrara, sarà un giro tra passato e presente. Buona passeggiata e…

#StayCappellacci

Grazie per aver letto il mio articolo. Mi chiamo Sara, sono una content creator di professione e travel blogger per passione.
Qui puoi sapere chi è Cappellacci a Merenda, scoprire l’origine del mio nome, e valutare se ti va di collaborare con me.
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