Alla scoperta dell’oro nero: l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP

Oggi vi porto con me in un viaggio molto particolare, un viaggio dal profumo intenso e dalle note balsamiche, un viaggio che parte da molto lontano per arrivare in tutta la sua corposità ancora oggi sulle tavole del mondo intero, di cosa parlo? Dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP.

Parlare di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena è qualcosa di davvero complesso, ci sono tante realtà da scoprire e tante declinazioni del prodotto stesso, ecco perché vi parlo di viaggio, perché nel post di oggi viaggeremo nel territorio modenese, viaggeremo nella storia, viaggeremo nel gusto.

botti di aceto balsamico tradizionale di modena

Un viaggio nella storia

Il nostro viaggio nella storia dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena inizia in epoca romana. Sono stati proprio i Romani, infatti, a cuocere il mosto d’uva, il sapum, utilizzato proprio come condimento, ma anche per addolcire, per “spezzare” il gusto del vino ed era usato anche come medicinale.

Col tempo la produzione del prodotto si lega al territorio modenese, un legame che è diventato sempre più stretto. Non solo, l’aceto balsamico diventata oggetto di dono tra nobili e personalità illustri, Bonifacio, padre di Matilde di Canossa, donò questo “aceto perfettissimo” a Enrico III, imperatore del Sacro Romano Impero, era il 1046.

Matilde di Canossa

Con l’arrivo degli Este, che sono sempre stati promotori della buona cucina, c’è una vera spinta nella produzione di questo straordinario prodotto. Francesco I d’Este, colui che spostò il ducato a Modena, era un grande estimatore di aceto balsamico tradizionale di Modena. Fece costruire una stanza apposita all’interno del Palazzo Ducale proprio per conservare le sue batteri di botti e durante i viaggi istituzionali non mancava di portarne in dono.

Gian Lorenzo Bernini, busto di Francesco I d'Este - modena
Gian Lorenzo Bernini, busto di Francesco I d’Este presso la Galleria Estense di Modena

È proprio nei registri delle cantine del Palazzo Ducale di Modena, che compare per la prima volta nel 1747 l’aggettivo “balsamico”, nella fattispecie “mezzo balsamico” e “balsamico fine” che corrisponderebbero all’aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP e all’Aceto Balsamico di Modena IGP

Arriviamo nell’800 quando il nostro oro nero veniva presentato a manifestazioni ed esposizioni. La sua fama e il suo utilizzo divennero sempre più importanti e si arriva alle norme e ai riconoscimenti che conosciamo oggi.

dettaglio cottura mosto per aceto balsamico tradizionale

Dal 2000 infatti possiamo trovare l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia DOP e al 2009 la Commissione Europea ha inserito l’Aceto Balsamico di Modena nel registro delle produzioni IGP.

Un viaggio nel gusto

DOP, IGP e una sfilza di prodotti al supermercato… come capire che cosa abbiamo davanti?

La risposta migliore che posso darvi è quella di andare a conoscere di persona il prodotto. Eventi come Acetaie Aperte o il Museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena a Spilamberto sono fondamentali per conoscerne la produzione, capire l’attenzione nella cura della materia prima, capire la passione e il lavoro fondamentale che viene svolto per portare solo prodotti d’eccellenza.

Posso però fare una veloce distinzione che sfiora il profano ma può essere utile per fare un po’ di chiarezza.

L’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP ha come unico ingrediente il mosto cotto d’uva. Il mosto è quello dei principali vigneti DOC della provincia di Modena come Lambrusco, Trebbiano, Pignoletto, Sauvignon, Sgavetta, Occhio di Gatta. Il vero segreto di questo prodotto è il tempo. Possiamo infatti avere prodotti invecchiati minimo 12 anni e l’extra vecchio, invecchiato minimo 25 anni. L’invecchiamento avviene nella “batteria”, una serie di barili di volume scalare e di legni differenti, solitamente custodita nei solai delle acetaie dove il prodotto matura, si concentra e si affina. Ogni anno devono essere effettuate le operazioni di travaso e rincalzo, con l’aggiunta di mosto cotto nella botte più grande.

interno acetaia

Dopo almeno 12 anni di questo particolarissimo invecchiamento, il prodotto deve essere valutato attentamente da una commissione di esperti degustatori che, se ne decreta l’assoluta qualità, autorizza l’imbottigliamento e quindi la commercializzazione. Solo dopo questo attento controllo il nostro oro nero andrà nei centri di imbottigliamento e verrà riposto nella famosa bottiglia “Giugiaro” di 100 cc, unica l’unica per legge che può contenere l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP.

Per l’Aceto Balsamico di Modena IGP abbiamo due ingredienti: l’aceto di vino e il mosto d’uva.  Il prodotto può avere un invecchiamento di minimo due mesi e massimo 3 anni. Se l’invecchiamento supera i tre anni viene definito invecchiato.

Un viaggio nel territorio modenese, un vero itinerario balsamico!

Dopo tutte queste informazioni tecniche, è tempo di vivere d’avvero l’esperienza dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP e quale modo migliore di una gita nel territorio modenese per scoprirlo.

Visita una acetaia

Potete visitare tutto l’anno le acetaie. Vi basterà fare richiesta sul sito del Consorzio di Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP oppure prendere parte ad Acetaie Aperte, un evento annuale con visite guidate, degustazioni ed eventi collaterali tutti collegati al mondo dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena.

Visita il museo dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena

Nel piccolo ma bellissimo borgo di Spilamberto potete vivere una visita guidata con tanto di degustazione alla scoperta dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, della sua storia, di come veniva prodotto un tempo e come viene prodotto oggi. Potete scoprire l’attenzione e la cura dietro a poche gocce di e assaggiare di persona il risultato finale.

P.S. prima di entrare in centro a Spilamberto, non perdetevi la grande goccia di Aceto Balsamico Tradizionale posizionata al centro della rotatoria sulla strada principale.

A Palazzo Ducale e non solo, alla scoperta di Modena

Ovviamente non manca una visita a Modena. Potete visitare il già citato Palazzo Ducale e visitare anche l’acetaia nel sottotetto del Palazzo Comunale.

Dirigetevi poi verso il Duomo. Qui, su uno degli stipiti della Porta della Pescheria dove sono rappresentanti i mesi dell’anno, troverete anche una piccola botte… capite quanto è radicato l’aceto balsamico nella storia della città?

Cosa vedere a Modena in un giorno: la guida completa tra centro e dintorni

Passate poi al Mercato Storico Albinelli, per gli amanti dell’enogastronomia è un vero paradiso! Ma mi raccomando, cercate solo l’originale Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP nella bottiglia di Giugiaro da 100 ml!

Alla scoperta dei borghi

Molti borghi del territorio modenese hanno una loro acetaia e sono tutti delle tappe perfette per visitare un’acetaia e poi il borgo accanto.

Luoghi come Castelvetro di Modena, Vignola, Castelnuovo Rangone o Nonantola, sono posti meravigliosi sia dal punto di vista dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena sia per la loro storia e arte, sono assolutamente da visitare.

Beh, che dire, forse ho parlato troppo! Solo conoscendo da vicino un prodotto potete davvero apprezzarlo e questo vale anche per l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP.

Buona gita balsamica!

#StayCappellacci

*in collaborazione con Consorzio Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP

Grazie per aver letto il mio articolo. Mi chiamo Sara, sono una content creator di professione e travel blogger per passione.
Qui puoi sapere chi è Cappellacci a Merenda e scoprire l’origine del mio nome.
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